E’ una via di mezzo tra un social network e un gioco. Basato sulla cyber mappatura dei luoghi che ciascuno frequenta. E ci sono già milioni di iscritti. Ad esempio: “In questo bar fanno un ottimo caffè. E c’è uno sconto per i clienti più fedeli”. Oppure: “I tumulti tra manifestanti e polizia sono arrivati fino a qui, attenzione”. O ancora: “Sono entrato in un negozietto con prodotti etici ed ecologici. Da evitare invece quello di fronte: ha solo cosmetici sperimentati sugli animali”.

Sono messaggi che raccontano un nuovo modo di usare il cellulare e di abitare la città. Qualsiasi utente può lasciarli, visibili a tutti o solo ai propri amici. Basta scriverli dal posto dove ci si trova, usando un servizio ad hoc: una specie di social network fatto apposta per l’uso in mobilità. È il fenomeno del geo-tagging, che significa qualcosa come “dare un’etichetta a un luogo”.

E’ l’ultima moda del Web. Si basa su cellulari con Gps, che ormai sono comuni. Ce ne sono 5 milioni in Italia. Ed è un fenomeno con molte facce, tanto che sta già attirando l’attenzione di sociologi, grandi marchi, esperti di marketing e comunicazione. Oltre a big del settore Internet e telefonico, ovviamente: ci stanno puntando Google, Yahoo! e Nokia, tra gli altri.

L’epicentro di questa tendenza si chiama Foursquare, servizio che ormai sta diventando sinonimo di geotagging. A metà luglio ha raggiunto i due milioni di utenti attivi nel mondo, mentre a marzo erano solo 500 mila. Pochi giorni fa, la Andreesen-Horowitz vi ha investito 20 milioni di dollari, portando la valutazione di Foursquare a circa 100 milioni di dollari. L’idea di creare Foursquare è venuta a due ragazzi, Dennis Crowley e Naveen Selvadurai, un americano e un londinese.

Dennis è stato inserito dal Mit (Massachussets institute of technology) nella lista dei principali 35 innovatori con meno di 35 anni: un bel salto per questo ragazzo nato in una sperduta cittadina del Massachussets, Medway, con meno di 13 mila abitanti. Adesso è corteggiato da molti big del Web, tra cui Facebook e da Yahoo!: hanno cercato di comprare la sua Foursquare, ma per ora hanno ricevuto solo rifiuti.

Crowley infatti ha capito che il fenomeno è solo agli inizi. Perché Foursquare da una parte rispecchia nuove esigenze di business e di socializzazione, dall’altra è molto semplice da usare. Basta installare il software sul cellulare, arrivare in un posto e poi scrivere un messaggio. Così otteniamo due risultati: creiamo una mappa delle nostre frequentazioni e condividiamo con gli amici informazioni o consigli sui nostri posti preferiti (o detestati).

In questo modo funzionano molti servizi simili a Foursquare, che però ha aggiunto un aspetto molto interessante”, spiega Thomas Husson, analista di Forrester Research. “Gli utenti che collezionano molti ingressi in un certo posto ricevono un distintivo, che appare su Foursquare. Sono insomma riconosciuti come clienti fedeli, il che apre grosse opportunità di business e di marketing“, aggiunge. Il locale o uno sponsor può fare offerte, sconti o mandare pubblicità mirate all’utente, per esempio.

Spiega Edoardo Fleischner, docente di Nuovi Media all’università Statale di Milano. “Ormai lo scopo delle aziende è avere non solo semplici clienti, ma fan del proprio marchio: persone che vi si identifichino. Con Foursquare per la prima volta possono misurare in modo preciso questa fedeltà, grazie alla partecipazione e a un contatto reale con lo stesso utente. È uno strumento di marketing eccezionale”.

Tra quelli che hanno fatto accordi con i servizi di geolocalizzazione, per campagne mirate, ci sono Starbucks, Mtv, Hbo, Condé Nast. I ricavi di questi servizi saranno 420 milioni di dollari in Europa, nel 2015, contro i 220 milioni del 2009, secondo Berg Insight.

Un boom che riguarda anche l’Italia, come conferma Monica Fabris, sociologa e presidente dell’istituto di ricerca Gpf (fondato da Gian Paolo Fabris), che ha un osservatorio permanente sui social network: “Foursquare piace perché sposa due cose che piacciono agli italiani: mobilità e socializzazione. E poi simbolizza la nuova fase del Web 2.0: la contaminazione tra reale e virtuale. La socializzazione on line entra nella vita reale. Le due dimensioni della persona si ricompongono”.