Apple: è ‘Sindrome Cinese’

blog-apple e la cina-20150512

La Cina va di moda, fra i titani della tecnologia, ed è ormai terreno di conquista: ricordiamo la performance in mandarino di Mark Zuckerberg, durante un incontro dello scorso autunno con alcuni studenti universitari di Pechino. Non vuole certo essere da meno Tim Cook, amministratore delegato di Apple, il quale ha addirittura aperto un profilo su Weibo, il popolare social network cinese. Weibo è un canale molto popolato, che conta 200 milioni di utenti attivi al mese, tutti potenziali clienti Apple. Cook saluta la Cina nel suo primo, informale post, che gli vale già da subito oltre 300 mila estimatori, ma la sua non è semplice goliardia social: l’incursione nelle amenità tecnologiche cinesi arriva, de facto, dopo i risultati lusinghieri delle vendite Apple nel grande Stato asiatico, relativi ai primi tre mesi del 2015,  soprattutto dei ricavi provenienti dalla vendita di iPhone, che hanno superato per la prima volta quelli negli Stati Uniti.

L’impegno di Apple in Cina non si ferma ai social network, o, come si è già avuto occasione di scrivere, alla costruzione prossima di un impianto che sfrutti energia solare per minimizzare l’impatto ambientale delle sedi della casa di Cupertino: la Mela, in Cina sta diventando sempre più verde, la società ha stretto un accordo con il WWF per la gestione sostenibile di 400mila ettari di foreste, da cui ricavare materia prima per imballaggi.

Di certo, l’interesse per la Cina è giustificato dalle enormi potenzialità che questo mercato offre, con una popolazione vicina al miliardo e mezzo di abitanti, tradizionalmente molto curiosa ed affamata di tecnologia; un mercato in crescita, dunque, il più grande del mondo, anche se le vendite dei dispositivi mobili registrano un calo nel Paese del 4% nei primi mesi del 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014, forse un primo, debole segno di saturazione.