Anche le e-mail bucano l’ozono, attenzione agli abusi

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Le e-mail inquinano: sono stati pubblicati dati che rispondono ufficialmente ai quesiti dei non addetti ai lavori, profani, pensatori occasionali, sull’eventualità dell’esistenza di un qualsiasi impatto ambientale legato all’uso di internet: data la natura concettualmente virtuale del mondo preceduto dalla “e”,  si è portati a credere, dalla logica legata al significato delle parole, che anche l’invio di una semplice e-mail sia privo di conseguenze sul mondo reale, che tutto il “cosmo internet” sia relegato in un “iperuranio” scevro di qualsiasi contatto con le umane vicende. Invece no, in realtà è tutto molto umano, le e-mail sono fatte di byte, ma viaggiano su macchine esistenti, tangibili, fatte di plastica e metallo, collegate da cavi elettrici.

Ademe, l’Agenzia francese per l’ambiente e la gestione dell’energia, ha prodotto una ricerca basata sul calcolo del consumo di energia legato all’uso della posta elettronica: tutto ciò che consuma energia causa emissione di anidride carbonica, che a sua volta è la causa principale dell’effetto serra accelerato (dovuto alle attività umane). Il dato parla di 19 grammi di biossido di carbonio emessi da ogni e-mail da 1 megabyte inviata, quindi, inviando e-mail durante una normale giornata lavorativa si inquina come se si stesse guidando un’auto; i consumi di cui si parla sono riferiti a quelli dei computer coinvolti, così come a quelli dei server, che gestiscono e trasmettono le informazioni virtuali.

Come per i consumi automobilistici, ci sono delle piccole regole da seguire, dettate dal buonsenso, per cercare di arginare l’abuso di e-mail: evitare di mettere in copia troppe persone, cercare di essere esaustivi nella composizione del messaggio, per non generare inutili botta e risposta, usare anche il telefono, laddove non sia necessaria una e-mail scritta.

Ogni giorno nel mondo si scambiano oltre 190 miliardi di e-mail, è un numero incredibile, ancor più incredibile in termini di inquinamento se associamo le conclusioni della ricerca di Ademe: si pensi alle tonnellate di anidride carbonica emessi in un anno, ad esempio, da un’azienda con 100 dipendenti che tendenzialmente inviano circa 300 e-mail al giorno, i numeri generati non sono diversi da quelli relativi all’impatto sull’ozonosfera di oltre 10 viaggi andata e ritorno Parigi-New York.